Nido Robotics, robot sottomarini per esplorazioni sott’acqua

Pubblicato il giovedì, 1 agosto 2019

Nel 2012 Roy Torgensen stava navigando dalle parti di Papua Nuova Guinea in una spedizione con un obiettivo epico: cercare e documentare un aereo da trasporto militare australiano scomparso l'11 settembre 1945, appena 9 giorni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Durante il viaggio Torgensen ha capito che “avere un veicolo a gestione remota (ROV) avrebbe notevolmente migliorato questo tipo di sforzi”. Quattro anni dopo, a Murcia, in Spagna, è nata Nido Robotics.

“Ho iniziato a cercare una soluzione ma non sono riuscito a trovare nulla che fosse a buon mercato, sufficientemente portatile e abbastanza robusto per operare in zone remote. Alla fine è diventato chiaro che dovevamo andare avanti e costruirci da soli i nostri ROV (remotely operated vehicle) per ottenere ciò che volevamo”, spiega Torgersen, CEO e fondatore di Nido Robotics. Insieme a Enrique González, “che ha potuto concentrarsi nella soluzione dei problemi tecnici mentre io mi sono dedicato al prodotto”, hanno creato una startup per sviluppare ROV subacquei.

I robot sottomarini prodotti da Nido Robotics consentono agli utenti di “eseguire ispezioni, raccolta dati, manutenzione o attività di ricerca in modo efficiente, a prezzi molto competitivi e senza coinvolgere le persone”. Le dimensioni compatte dei loro ROV consentono di entrare in aree a cui i subacquei non possono accedere e che non possono ispezionare in sicurezza. Acquacoltura, immersioni professionali, centrali termiche, ricerca subacquea e ispezioni di routine nei porti anche turistici sono alcuni dei contesti in cui Nido Robotics può aiutare le operazioni.

“L'innovazione è guardare alla vita quotidiana con curiosità e cercare di trovare modi per migliorare i processi, i prodotti e i servizi esistenti. Si tratta di essere implacabili e instancabili nella ricerca di continui miglioramenti”

– Roy Torgersen, CEO e fondatore di Nido Robotics

Un mare di funzionalità per studiare le acque profonde

Nido Robotics usa tutto ciò che è legato alla robotica per costruire i ROV, precisa Torgersen: “Meccatronica, elettronica, sensori, software... Produciamo anche molti robot da soli, quindi dobbiamo usare la tecnologia di produzione come la stampa 3D, la lavorazione CNC, il taglio laser, eccetera”. 

Il nome del loro robot sottomarino è Sibiu (che prende il nome da "Seaview", il sottomarino presente nel film Voyage to the Bottom of the Sea). Questo robot “può immergersi fino a una profondità di 300 metri e trasmettere video in diretta attraverso un cavo alla superficie, dove è collegato a una stazione di controllo”. La stazione è dotata di un controller gamepad "che consente di controllare completamente il robot e qualsiasi carico utile possa essere trasportato", aggiunge il CEO.

Ad esempio, il robot ha sensori che misurano parametri chimici come Ph, conducibilità e ossigeno disciolto; altri sistemi che raccolgono campioni di acqua per prove di laboratorio; un sonar che crea immagini 3D (ad esempio del fondale marino); e un sistema che consente al robot di eseguire le attività di pulizia di base e altri lavori. “Stiamo aggiungendo funzionalità ogni giorno”, afferma Torgersen. In ultima analisi le funzionalità sono determinate dalle richieste del cliente: “I nostri ROV sono come il PC che tutti usano quotidianamente, ma a ciascun utente è installato un software diverso”. In effetti, Sibiu può essere utilizzato anche per scopi ricreativi o può essere destinato ai semplici appassionati.

Un robot per immergersi in tutto il mondo

Nido Robotics ha già clienti in molti Paesi europei, come Spagna, Germania e Danimarca, e in Corea del Sud, Cile e Stati Uniti. “Ci siamo sempre considerati un’azienda con ambizioni globali e vogliamo espanderci in altre aree dell'America Latina nel 2019, e in Nord America e in Asia nel 2020”, spiega Torgersen.

Nido Robotics è stata scoperta nel 2018 dal nostro Enel Innovation Hub di Madrid. In Spagna “abbiamo iniziato a collaborare per sviluppare una serie di modifiche e adattamenti al robot che ci hanno permesso di ampliarne i potenziali casi d’uso per l'applicazione su impianti di generazione termica”, afferma il CEO. Ora, noi possiamo svolgere più attività sottomarine senza coinvolgere i subacquei, riducendo i tempi di intervento e consentendo al personale della centrale elettrica di effettuare ispezioni ogni volta che è necessario, è questo è stato un passo avanti anche per la startup spagnola. “L'approccio Open Innovation di Enel è un ottimo modo di lavorare con le startup, come cliente così come acceleratore di business o venture capital aziendale. Alla fine il "santo graal" di tutte le startup è un prodotto adatto al mercato e quale modo migliore per trovarlo se non quello di lavorare con un grande cliente globale”, afferma Torgersen.

Ora Nido Robotics sta sviluppando un terzo ROV destinato a diventare “la Tesla dell’oceano”, grazie a “un insieme di funzionalità che alla fine consentiranno ai nostri robot di diventare completamente autonomi”. Con Nido Robotics, siamo pronti per fare un giro nel mondo sottomarino e viaggiare “Ventimila leghe sotto i mari”. Immergiamoci!

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