La realtà aumentata entra nel mondo delle utility

Published on venerdì, 27 maggio 2016

Un settore ancora ai suoi albori, ma in costante crescita: è quello della realtà aumentata, la tecnologia che permette alle informazioni digitali di “sovrapporsi” al mondo fisico. Il suo vero e proprio boom è previsto per il 2020: secondo l’ABI Research, infatti, entro quella data la realtà aumentata costituirà un’industria da 100 miliardi di dollari. Uno sviluppo maggiore rispetto al settore della realtà virtuale, che ha attirato le attenzioni e gli investimenti di colossi come Facebook, Google o Sony ma che a causa della sua fruizione immersiva, che di fatto esclude il mondo esterno,  vede limitato il suo campo di applicazione. Sono la versatilità e il contatto costante con la realtà che, al contrario, stanno spingendo la AR (Augmented Reality) a crescere gradualmente prospettandole un futuro più che roseo. Parte della sua fortuna sembra essere lo sviluppo di applicazioni tecnologiche per il settore dell’industria, e in particolare per le aziende del comparto energetico. 
L’istituto di ricerca EPRI (Electric Power Research Institute) ha dato il via a uno studio – tutt’ora in corso – focalizzato proprio sul rapporto tra la AR e l’industria elettrica, studiando le possibili applicazioni della realtà aumentata nel lavoro delle utility. In che modo la tecnologia potrebbe contribuire a migliorare l’efficienza e aumentare la sicurezza nelle industrie che si occupano di energia? La risposta, secondo i ricercatori, risiede nella natura stessa del lavoro che si svolge in questo campo: un lavoro delicato, che implica la manutenzione, la riparazione e spesso la costruzione di grandi infrastrutture, composte da attrezzature complesse ma anche costose. La realtà aumentata potrebbe essere un aiuto valido assistendo i lavoratori direttamente da un paio di occhiali, permettendo loro di abbandonare grossi manuali o computer portatili e facilitandone così il lavoro. Per svolgere gli esperimenti che porteranno l’EPRI a dare risposte concrete sul rapporto tra tecnologia e lavoro, sono state coinvolte diverse startup pioniere della realtà aumentata.

Tra queste spicca Atheer, azienda che ha creato, oltre a un paio di smart glasses, una piattaforma che permette la creazione di programmi di realtà aumentata, chiamata AiR (Augmented Interactive Reality). Atheer assicura che le sue applicazioni sono adatte per garantire il perfetto funzionamento e la manutenzione delle attrezzature industriali, grazie al software che riconosce i gesti e i comandi vocali. L’utilizzo della realtà aumentata, inoltre, potrebbe semplificare l’iter di alcuni compiti. La manutenzione, per esempio, richiede solitamente l’intervento in loco di diversi esperti  muniti di manuali di istruzioni. Con gli occhiali di Atheer si possono avere nel proprio campo visivo tutte le informazioni importanti, con le quali interagire attraverso gesti semplici o comandi vocali, ma è possibile anche fornire la propria visuale agli esperti lontani collegati in live streaming, la cui presenza fisica non è più richiesta.
«Facciamo ricerche per fornire al pubblico elettricità in modo sicuro, affidabile ed efficiente; allo stesso modo è cruciale assicurare un produttività più alta e rischi minori per gli ingegneri delle aziende del comparto energetico» ha detto John Simmins, technical executive all’EPRI. «C’è un enorme potenziale nelle numerose applicazioni di realtà aumentata, che permettono di sviluppare flussi di lavoro sicuri ed efficaci pur mantenendo un sistema elettrico affidabile, sicuro, efficiente e rispettoso dell’ambiente»

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