L'accordo storico COP21: l'energia è sempre più green

Pubblicato il mercoledì, 30 dicembre 2015

Mai come in questi anni l’energia si è trovata ad essere al centro di dibattiti che guardano al futuro del nostro Pianeta. Data per scontata nei paesi sviluppati, la disponibilità di energia è ancora un miraggio per più di un miliardo di persone, che non hanno accesso ad adeguate forniture elettriche. Contemporaneamente, la necessità di ridurre le emissioni si impone come un imperativo per la salvaguardia dell’ambiente: i cambiamenti climatici che sperimentiamo sulla nostra pelle di anno in anno – con temperature troppo elevate rispetto alle medie stagionali – ne sono solo un piccolo segno. Uragani, siccità e inondazioni sono il prezzo più alto, pagato spesso in zone che del riscaldamento globale non sono nemmeno responsabili.

Fondamentale in questo contesto la conclusione di COP21, la Conferenza sul clima organizzata dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che Parigi ha ospitato dal 30 novembre all’11 dicembre.

Laccordo stilato dai 195 Paesi aderenti, ritenuto già un risultato storico, definisce un obiettivo ambizioso: limitare il riscaldamento globale a +1,5°C, ben al di sotto dei 2°C annunciati in precedenza. Altro punto chiave contenuto all’interno del documento, lo stanziamento di 100 miliardi annui destinati ai Paesi in via di sviluppo a partire dal 2020: una base di partenza che verrà rimodulata nel 2025. Infine è stata stabilita la revisione ogni 5 anni – a partire dal 2023 – degli impegni per la riduzione delle emissioni, al fine di verificare il rispetto degli impegni e l’avanzamento dei progetti attuativi.

Anche se l’accordo per certi aspetti entra poco nel dettaglio delle azioni da intraprendere, la sua ratificazione segna un momento importante in un mondo che a piccoli passi si sta muovendo in questa direzione.

Molti governi stanno già intensificando gli sforzi per essere decisivi nella sfida alla riduzione delle emissioni, e gli stimoli per un cambiamento immediato provengono senza dubbio dal progresso tecnologico in ambito energetico.

Le tre principali tecnologie di produzione di energia pulita (solare fotovoltaico, eolica e idrica) sono in rapida crescita e sempre più diffuse. L’aumento della quota di mercato di queste fonti green ha portato a economie di scala con conseguenti significative riduzioni dei costi dei componenti tecnologici e quindi a una ancor maggiore diffusione, in particolare per quanto riguarda il solare fotovoltaico e l’eolico. Persino l’ambito privato vede una crescente preferenza verso fonti di energia green (fotovoltaico su tutte), ormai sempre più popolari e comuni. Anche il mercato dell’auto rivela una costante e crescente preferenza da parte dei propri clienti per le scelte green. L’aumento della vendita di veicoli elettrici continua a raddoppiare di anno in anno, facendo parlare di un vero e proprio boom, che prevede per il 2020 la vendita di 10 milioni di mezzi all’anno. Un dato che adesso fa ben sperare, sebbene allo stato attuale non si possa ancora parlare di grandissimi numeri

Ma il punto di collegamento decisivo tra le scelte dei governi e i comportamenti consapevoli dei cittadini sono le società energetiche.

Enel ha di recente dichiarato la propria volontà di raggiungere la carbon neutrality entro il 2050, e proprio durante COP21 ha presentato – in partnership con Nissan – un sistema Vehicle-to-Grid (V2G), che consentirà alle e-car di utilizzare, accumulare o reimmettere in rete l’elettricità. Non lasciano dubbi le dichiarazioni di Ernesto Ciorra, direttore Innovazione e Sostenibilità di Enel: “Lo scopo della COP21 è trovare una soluzione per la riduzione dei gas serra. Possiamo farcela, ma dobbiamo puntare tutto sulla mobilità elettrica”. Un futuro sempre più green per la multinazionale, che ha già ricevuto riconoscimenti per il suo impegno verso un futuro a zero emissioni.

L’investimento in nuove tecnologie e la diffusione delle stesse, dunque, rende le utility come Enel un attore chiave nel processo di riduzione delle emissioni, processo per il quale la collaborazione con le amministrazioni pubbliche e i governi si rende necessaria. È proprio l’AD Francesco Starace ad essere fiducioso nella transizione in maniera rapida e semplice verso l’energia pulita, ma “a condizione che ci siano buoni quadri normativi”.

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